Arch. Stellato

Architetto Antonio Stellato

Bioedilizia ed edilizia sostenibile


Quando si cerca una persona a cui affidare un progetto immobiliare, che si tratti di una nuova realizzazione, di una ristrutturazione o di una lottizzazione, è fondamentale conoscerla bene per potersi fidare. Per questo voglio parlarvi un po’ di me, non solo come Architetto Stellato ma anche come Antonio.

Lo strumento a me più caro è sicuramente il tecnigrafo.
Oggi viene utilizzato sopratutto come piano d'appoggio per faldoni, riviste, libri e altro poichè il disegno tecnico è stato demandato ai PC ed ai relativi programmi CAD (Archicad, Vector, Autocad, ecc...).
Ho disegnato a mano fino al terzo anno di Università. Il disegno fatto a mano era sicuramente più impreciso poichè erano visibili le imperfezioni come le linee cancellate, o i segni della lametta per eliminare dei tratti di china indesiderati, i segni delle puntine con cui venivano bloccati i fogli da disegno. Amavo quel disegno poichè il progetto che nasceva era qualcosa di intimo, che mi apparteneva, che sentivo davvero Mio, quasi ne ero geloso....
Il PC è sicuramente più comodo, si disegna più in fretta, le linee ed i tratti sono perfetti, non ci sono sbavature e imperfezioni. E' altrettanto vero che il disegno che ne deriva è più standardizzato, meno vissuto.

Uno degli architetti che più apprezzo è sicuramente Louis I. Kahn. La sua architettura monumentale in cui affiora chiaramente il concetto di architettura 'pesante' come mezzo per modulare lo spazio e la luce. La solidità degli elementi strutturali, le masse corporee pesanti permettono agli spazi di prendere forma e la luce naturale diventa l'elemento di progetto principale, un materiale dalle infinite qualità espressive.
Conservo gelosamente questo libro che mi ha regalato nel 2005 la mia futura moglie.

Mi sono laureato portando alla tesi il progetto di una struttura ricettiva da realizzarsi sulle Alpi Apuane.Il tema centrale del progetto era l'involucro edilizio ed il rapporto con l'ambiente circostante. Studiare l'area di intervento al fine di assorbirne tutti gli aspetti legati alla tradizione, da quelli climatici a quelli morfologici. Studiare la storia, la sedimentazione dei luoghi in termini di tradizioni costruttive ed insediative sono state il primo passo per approcciarsi al nuovo progetto. Questa scelta di fatto rigetta la 'cultura del moderno' che prevede la totale indifferenza verso i luoghi in cui le nuove costruzioni si insinuano.

A partire dall'Università ho cominciato a studiare il tema legato all'edilizia sostenibile da un punto di vista ambientale. Sono rimasto piuttosto colpito quando nel 2000 ho letto un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in cui si affermava che, grazie ad approfondite analisi, era giunta alla conclusione che l'inquinamento dell'aria che si crea negli ambienti interni, a causa del concorso di svariate sostanze tossiche, era superiore rispetto a quello dell'ambiente interno.
Isolanti artificiali, vernici, solventi, impregnanti, rivestimenti sintetici sono la causa principale dell'inquinamento indoor. Questa cosa ha inevitabilmente influenzato i miei studi accademici e la mia professione.
Concordo con l'affermazione di chi tratta tematiche di bioedilizia per cui le mura domestiche dovrebbero essere viste come una pelle. Una casa salubre rappresenta la 'terza pelle' per l'uomo. Oltre alla scelta dei materiali ho sempre cercato di progettare edifici che sfruttino a proprio vantaggio le condizioni climatiche locali (vento, sole, ecc..). Forma, esposizione ai venti, disposizione dei locali, sistemi solari passivi, raffrescamento naturale sono gli elementi di primaria importanza nell'ambito progettuale.

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